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  • DECALOGO ANTI-CRISI PER PROFESSIONISTI E IMPRESE PART TEN: FARE SUBITO QUELLO CHE NON È PIÙ RINVIABILE
BLOG EFTILIA

Siamo giunti al post conclusivo e in esso trovano sintesi i tanti concetti esposti nei precedenti.

Cosa ci aspetta dopo la crisi?

Cosa cambiare e fare per venirne fuori in 2 mosse?

Come superare tutto quello che ci impedisce di farlo?

Queste le tre domande irrinunciabili.

Cosa ci aspetta dopo la crisi?

Sono un irrimediabile ottimista e questo non mi impedisce di fare un’analisi cruda, sfiorando il cinismo e nei limiti delle mie possibilità di diversamente giovane.

Ci sta che le autorità pubbliche continuino a dire “ce la faremo” e ci sta pure il tenersi a miglia di distanza dai catastrofisti e dai pessimisti cronici (entrambi da evitarsi sempre e comunque perché la sfiga che li accompagna potrebbe ledere il nostro sistema immunitario).

Detto questo, dobbiamo anche lucidamente prender atto che:

  1. siamo in recessione globale, altro che rallentamento della crescita;
  2. stiamo attraversando una tempesta perfetta, ben più grave della crisi affrontata nel 2020 con l’emergenza Covid;
  3. tanti non ce la faranno;
  4. Il post crisi vedrà emergere prepotentemente tanti nuovi poveri di tutte le specie (una miriade di nuove partite IVA per rinfoltire il già folto esercito di micro-imprenditori e micro-professionisti che già prima stentavano a arrivare a fine mese, i tanti disoccupati disorientati in attesa di qualche miracolo, ecc.);
  5. per molti è e sarà un’opportunità enorme per:
  • rivedere radicalmente i propri modelli di business
  • progettare e vendere nuovi prodotti/servizi più coerenti ai nuovi comportamenti di acquisto e alle nuove priorità dei consumatori /clienti;
  • intensificare la produzione ove si sia già presenti nei settori divenuti ad alto potenziale di crescita post coronavirus e post crisi ucraina;
  • occupare quote di mercato rimaste libere;
  • fare le scarpe a tutti quei concorrenti lenti nell’adattarsi e reagire alla crisi.

Cosa cambiare e fare per venirne fuori in 2 mosse!

Non lasciatevi ingannare dal titolo markettaro del sub-paragrafo e rispondete alla domanda:

cosa devono fare i sopravvissuti alla crisi per trasformare uno stato di sopravvivenza sempre più a rischio in una condizione di vita stabile e soddisfacente sotto tutti i profili (redditività, liquidità, sostenibilità, solidarietà, ecc.)?

Possiamo cavalcare lo tsunami che si è abbattuto su di noi senza venirne travolti e annegare; lo si può fare a patto che ci si attivi subito (anzi ieri) per fare tutte quelle cose giuste che dovevamo già fare in passato (sappiamo bene quali), che abbiamo sempre rinviato con mille pretesti e che fare oggi ci costerà molto di più dell’averle fatte ieri.

L’ho già detto in altri articoli e lo ripeto: tutto questo va ben oltre il precipitarsi in banca per la moratoria sul debito, il posticipare il pagamento dell’IVA, l’attivare la CIGO, CIGS, CIGD, FIS, Bingo e scopa con l’Asso!

Lo si fa in due passaggi:

Primo passaggio: cambiare testa

Significa:

  • smettere di raccontarci le storielle/alibi a giustificazione del nostro immobilismo;
  • uscire dalla nostra zona comfort (in realtà rassegnazione a un disagio cronico vissuto come fosse normalità);
  • distruggere quell’individualismo malefico che ci ha impedito di:
  • organizzare team vincenti;
  • portare avanti alleanze strategiche che potevano cambiare il nostro futuro;
  • superare quella chiusura mentale che ci ha impedito di cogliere le mille opportunità che avevamo/abbiamo intorno;
  • superare la carenza cronica di competenze e risorse cui ci condanna il fratello dell’individualismo: il nanismo aziendale.

Devo continuare?

Non ho nessuna vergogna nell’ammettere che ho cominciato a cambiar testa 6-7 anni fa e mi rendo quotidianamente conto di quanta fatica costi percorrere una strada verso una meta che si sposta di continuo (e nonostante questa grande difficoltà rimpiango di non aver cominciato a percorrerla prima).

Io però l’ho fatto e lo sto facendo insieme a chi lavora con me, mentre tanti (troppi) lo hanno evitato e ora pagheranno caro il conto di questa scelta.

Alcuni esempi di sub-categorie a rischio? Senza generalizzare e senza voler offendere nessuno, eccoli qua:

  1. l’imprenditore artigiano e non di piccola e micro-dimensione (evitiamo di fare il solito banale discorso “tanto fa tutto in nero” perché non è valido per tutti e ne conosco tanti a disagio per la situazione di irregolarità frequente in cui vivono);
  2. il titolare di studio piccolo e micro (commercialisti, avvocati, ingegneri, architetti, professionisti non ordinistici, ecc.), sommerso da gravami burocratici sempre più incomprensibili (i loro e quelli dei clienti che seguono) e troppo spesso ancora fermo a 20 anni fa;
  3. il free-lance (in tutte le varianti, dal creativo che vive di estetica (tanta) e pane (poco) al marketer che insegue il suo sogno di nomade digitale – da cui si risveglia quando mette su famiglia e si ritrova a pagare bollette salate, mutui/affitti, tasse scolastiche, vestitini, ecc. – all’aspirante influencer che deve ancora capire che per ogni Ferragni che emerge, migliaia – di più? – fanno la fame, senza dimenticarci del grafico schiavizzato e tanti altri ancora, ecc.;
  4. lo startupper, fatta eccezione per quei pochi che hanno veramente fatto bene i compiti per casa prima di lanciarsi in un’iniziativa imprenditoriale;
  5. qualche imprenditore/professionista di taglia non piccola della categoria “so tutto io”.

Secondo passaggio: pensare e agire

Andando a iper-semplificare, questo le tre fasi del processo:

  1. Analisi

Termine banalmente traducibile nel prendersi il tempo (non troppo) per schiarirsi le idee sull’oggi (emergenze, priorità, obiettivi di brevissimo termine) e il domani (scenari e strategie di risposta).

  1. Formalizzazione

Consistente nel riuscire a mettere nero su bianco un piano operativo che sia:

  • articolato temporalmente (breve, brevissimo e medio termine) e funzionalmente (andando a toccare tutte le funzioni aziendali, nessuna esclusa);
  • graduale nell’implementazione (tutto subito = casino);
  • flessibile (non essendo scritto sulla pietra, andrà adattato come richiederanno le inevitabili circostanze sopravvenute);
  • accompagnato da dati (qualitativi e quantitativi);
  • sviluppato su questedirettrici fondamentali:
  1. organizzazione agile (ottenere il massimo con il minimo);
  2. innovazione frugale (offrire al mercato prodotti e servizi che soddisfino i nuovi consumatori/clienti post crisi, anch’essi desiderosi di ottenere il massimo con il minimo);
  3. multicanalità (per comunicare e vendere online e offline, sempre più integrati);
  4. ingresso in gruppi collaborativi allargati (ma non troppo, la rete “calderone” va assolutamente evitata e sostituita con la rete che funziona) per un superamento progressivo del nanismo;
  5. formazione continua (studio, studio, studio per tutti, titolare in primis).
  6. Azione

Svolta la parte teorica, sperimentiamo il piano con azioni concrete (nel day by day, nella settimana, nel mese e così via dicendo) e aggiustiamo il tiro dove necessario.

Come superare i freni al cambiamento

Quali problemi frenano il cambiamento e come risolverli?

Soluzione alla mancanza di soldi e tempo

I soldi li trovi riducendo le spese/gli investimenti in modo selettivo, autofinanziandoti, finanziandoti presso terzi, facendo spese/investimenti condivisi, ricorrendo a un mix delle misure precedenti.

Il tempo lo trovi imparando a usarlo meglio grazie al taglio del superfluo e alla semplificazione (che mi dici della tua abitudine di lavorare con clienti che ti pagano l’anno di San Mai e magari sono pure estremamente esigenti? Delle mille riunioni inutili e/o mal gestite? Del cellulare che si è fuso con la tua mano?).

Soluzione alla paura di sbagliare/fallire

Questa paura va rivalutata nella sua importanza e la si deve avere nella consapevolezza che:

– ci serve per riflettere un attimo in più prima di decidere/agire;

– gli errori fanno parte del nostro processo di crescita;

– il vero fallimento sta nel rinunciare a tentare.

Soluzione alla mancanza di volontà

La più semplice di tutte: fai altro!

Ribadendo che ne possiamo uscire, vado in chiusura invitando tutti a farsi aiutare senza alcuna vergogna nel chiedere aiuto e a marchiarsi a fuoco nella mente queste 5 massime:

  1. aiutati che Dio ti aiuta (anche traducibile in “datti una mossa, il cavaliere bianco potrebbe non arrivare mai”);
  2. fatto è meglio che perfetto (la perfezione non esiste ma si deve puntare ad essa per poter lavorare divertendosi);
  3. chi fa sbaglia (evita però di fare sempre gli stessi errori);
  4. fare presto prima che non ci sia più niente da fare (lapalissiano);
  5. non è sempre vero che l’unione fa la forza (l’aggregazione non implica un miglioramento automatico della situazione).

Ora ti saluto e ti chiedo di condividere anche quest’ultimo post del decalogo e di non farmi mancare le tue domande, critiche osservazioni.

Avanti tutti, avanti Italia!

Alessandro Vianello _

Precedenti post del decalogo

Part one: l’atteggiamento mentale in situazione di crisi

Part two: crisi e scenari

Part three: strategia di risposta

Part four: crisi e accertamento della propria situazione di base

Part five: come e perché fare monitoraggio

Part six: crisi e sistema di cambiamento

Part seven: crisi e selettività

Part eight: crisi e rinegoziazione 

Part nine: crisi e gioco di squadra

Per acquisire i documenti che non hai avuto occasione di leggere, esporre le tue critiche/suggerimenti/richieste di approfondimento e condividere la tua esperienza scrivi sui commenti o su alessandro.vianello@eftilia.it.

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