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Il ruolo del commercialista per la sostenibilita Parte II – Le 10 regole per comunicare gli ESG a una PMI

Perché per le imprese è importante la sostenibilità?

È una domanda che ci siamo già posti e a cui abbiamo dato risposta nella parte I di questo articolo (Le opportunità di mercato). Oltre a quanto già affermato, è importante qui sottolineare come oggi, anche per le PMI, la sostenibilità sia una leva di competitività sul mercato impossibile da dimenticare. Rispetto al 2021, si registra una crescita consistente (+54%) nel numero di società EGM che rendiconta la sostenibilità. Per EGM si intende Euronext Growth Milan, ovvero mercato dedicato alle Piccole Medie Imprese, il sistema multilaterale di scambio per le PMI in fase di forte crescita che permette a queste imprese di quotarsi sul mercato con un percorso semplificato rispetto alle grandi imprese.

La rendicontazione avviene, solitamente, con un bilancio di sostenibilità (il metodo più scelto) o un bilancio sociale oppure ancora con una dichiarazione non finanziaria, un report di sostenibilità o integrato. Residuale è certamente l’utilizzo della c.d. relazione d’impatto, il documento che si collega allo status di società benefit.

Sono dunque molti i documenti che, spesso su base volontaria, le imprese redigono e rendono noti per mostrare il proprio coinvolgimento verso i temi della sostenibilità. Ciò dimostra come la sostenibilità in sé venga percepita dalle imprese in fase di crescita come uno degli snodi fondamentali da affrontare per conquistare fette sempre più ampie di mercato.

È certamente vero che le PMI quotate sul mercato EGM sono dotate, spesso, di strutture che permettono loro di dedicarsi a tali temi, figure specializzate che si occupano principalmente di temi ESG – Environment Social Governance.

Ma cosa accade, invece, alle PMI non quotate? Come possono, con gli strumenti a loro disposizione, a fronteggiare la concorrenza su questo tema?

Per prima cosa è necessario coinvolgerle e far crescere il tasso di interesse sul tema.

Chi è interessato alla sostenibilità?

Non tutti lo so, perlomeno non tutte le imprese, soprattutto se dimensionalmente si sentono impossibilitate ad affrontare il tema.

Sarebbe corretto affermare contemporaneamente che alle PMI interessa molto e non interessa affatto. Sembra illogico, ma in realtà sottende una suddivisione fra le c.d. imprese ESG oriented e quelle c.d. non ESG oriented:

Imprese ESG oriented

Si tratta di PMI che hanno già una conoscenza del tema, seppur preliminare e insufficiente. Conoscono la sostenibilità e i suoi vantaggi e sono intenzionate a sfruttarne i benefici. Il loro interesse verso la sostenibilità sia presente che futuro, non è legato a quello che nella prima parte di questo articolo abbiamo chiamato “cambio di mindset”, ovvero la comprensione dell’importanza del tema e il coinvolgimento in azioni concrete. Si tratta, invece, di un bisogno legato a un obbligo normativo o contrattuale e solo in minima parte a una scelta autonoma derivante da questioni etiche.

Se consideriamo che nel prossimo futuro l’obbligo di Sustainability Reporting (ovvero del bilancio di sostenibilità) verrà esteso anche a PMI che oggi non sono tenute a redigerlo, il numero delle PMI ESG oriented si sta certamente alzando ma appare ancora minoritario rispetto all’altra categoria.

Imprese non ESG oriented

Ovvero la maggior parte delle PMI. Stando ai dati della ricerca svolta dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano sui dati 2019, in Italia si registrano circa 4,4 milioni di imprese. Di queste:

  • le microimprese con meno di 10 dipendenti rappresentano il 95,05% del totale
  • la percentuale di grandi imprese fra queste è di circa lo 0,09%
  • la restante parte, il 4.86%, è invece rappresentato da PMI quasi totalmente non quotate. Il numero si aggira intorno alle 206 mila unità

Alla luce di questi dati, se è vero ciò che abbiamo affermato nella prima parte di questo articolo, ovvero che il 67% delle imprese non sente una motivazione adeguata rispetto ai temi della sostenibilità e che il 65% ignora l’importanza strategica della sostenibilità (ricerca Nomisma), ne deriva che le imprese che non ritengono la sostenibilità una priorità sono oltre 4 milioni.

Perché? La risposta è piuttosto semplice, soprattutto se guardiamo il mercato attuale e la situazione internazionale: molte di queste imprese hanno difficoltà, com’è d’uso dire, ad arrivare a fine mese. Il principale problema per queste imprese è, cioè, l’attività ordinaria. Per loro la sostenibilità è un tema lontano, sul quale non vale la pena investire, togliendo risorse ad altre azioni che vengono considerate di reale importanza.

A mio avviso, è dunque il momento di approcciare queste imprese, parlando con loro da professionista (commercialista) a imprenditore, per creare quel mindset, quel cambio di passo nella mentalità di chi guida un’impresa. Vediamo quali sono le regole per approcciare una PMI e parlarle della sostenibilità.

Come parlare di Sostenibilità alle PMI?

In primis, è necessario scegliere il target: a chi parlare, alle imprese ESG oriented o a quelle non oriented? La risposta, anche alla luce dei numeri, è semplice: a quelle non orientate alla sostenibilità. Possiamo argomentare la scelta con un duplice motivo: è in quel segmento che si concentra la massa delle imprese, ovvero la maggior parte delle PMI. Ma in realtà, da un punto di vista anche qualitativo, le imprese già orientate verso la sostenibilità si stanno già dotando di consulenti o di figure da inserire in organico per occuparsi di questa materia. Non hanno, cioè, la necessità di rivolgersi a un altro professionista (commercialista). Scegliere invece il segmento ESG non oriented, pur essendo la strada più lunga e complessa, apre una fetta di mercato e consente due cose:

  • fare cultura della sostenibilità, sensibilizzare l’imprenditore e avviare l’impresa verso un percorso di conoscenza ed educazione sulle tematiche ESG
  • convincere l’imprenditore dei vantaggi derivanti dalla sostenibilità e dell’utilità di un consulente esterno (commercialista) per iniziare tale percorso.

La svolta ESG è una scelta complessa, sia per il commercialista che per la PMI e il suo imprenditore. È necessario comprendere questo, prima di iniziare il lavoro. Ma per farlo, vediamo quali sono le 10 regole fondamentali per parlare a un imprenditore non ESG oriented o meglio, i 10 punti fondamentali da affrontare nella discussione:

  1. si tratta di una scelta etica, cosa che può essere letta sotto una doppia luce: non si tratta di un obbligo normativo ma di una facoltà che può essere affrontata secondo le possibilità di ognuno. In più, dà all’esterno (al mercato e ai consumatori) un’immagine di eticità dell’imprenditore e della sua impresa, aumentandone la reputazione
  2. è un’azione estesa, ovvero non può essere limitata solo a vertici aziendali o alle figure subordinate, è un’azione che impatta e coinvolge tutto e tutti, dentro e fuori l’azienda. Se, anche per una questione decisionale, è necessario partire dai vertici aziendali, la cultura della sostenibilità deve coinvolgere tutte le figure che vi operano ma anche i processi aziendali
  3. con la sostenibilità si guarda al medio-lungo periodo, innescando un percorso in grado di far crescere l’azienda nel futuro e non solo nell’immediato. Si passa, dunque, dalla mera gestione corrente all’idea di lasciare il segno nel mercato futuro
  4. è un’azione che, se parte dalle figure apicali, è in grado di far crescere l’azienda in modo esponenziale grazie all’esempio che viene dato a tutti i collaboratori, interni ed esterni all’azienda
  5. è un cambiamento graduale: non si richiede, cioè, di fare tutto e subito ma di analizzare la situazione di partenza e produrre un cambiamento possibile ed effettivo nei modi e nei tempi necessari
  6. non può essere un percorso improvvisato ma organizzato, programmato e graduale. Si deve partire subito, ma con un piano d’azione ben preciso
  7. è un investimento remunerativo (in termini di tempo e risorse): è necessario andare oltre lo sforzo richiesto nell’immediato. Solo in questo modo, con calcoli e valutazioni alla mano, è possibile vedere il profitto che genererà più avanti
  8. è un percorso che richiede una valutazione di partenza e impatta sul modo di lavorare dell’impresa (dalle micro-azioni ai processi complessi). Ciò permette di rivedere ed efficientare costi e processi aziendali, difficilmente oggetto di valutazione in queste imprese, e dunque una consapevolezza maggiore
  9. vantaggi sono numerosi ed evidenti con un impatto positivo su oneri finanziari, bancabilità, oneri assicurativi, fidelizzazione dei clienti, efficacia ed efficienza organizzativa/gestionale/commerciale, continuità aziendale, serenità dell’imprenditore e dei suoi collaboratori, clima aziendale. Significa, cioè, superare la modalità di lavoro basata sulla continua emergenza continua e programmare il lavoro in modo più idoneo
  10. l’impresa non sostenibile nel breve periodo è forse più performante, almeno così si crede, perché non deve sostenere costi e oneri in capo a un’impresa sostenibile. Ma si tratta di un’illusione ottica perché quei ritmi e quelle performance non sono sostenibili nel medio-lungo periodo

È molto complesso per un imprenditore comprendere ciò che abbiamo detto, questo senza dubbio, ed è sicuramente molto complesso per un commercialista parlare a un imprenditore non ESG oriented: le resistenze sono moltissime ma il vero rischio non sta nell’investimento richiesto per diventare sostenibili.

Il vero rischio oggi per un’impresa è la staticità, la volontà di stare fermi per paura di affrontare le sfide di mercato.

È in questi momenti che noi professionisti e commercialisti siamo chiamati a un lavoro importante: quello di accompagnare imprese e imprenditori in un percorso verso il futuro.

Pronti per la sostenibilità delle PMI?

Chiudo infine con un’ultima nota dedicata ai miei colleghi commercialisti titolari di studi di piccole e medie dimensioni.

Diventare sostenibili, nei comportamenti e nel diverso modo di progettare ed erogare i nostri servizi professionali, non significa cambiare lavoro bensì integrare, affinare e arricchire la nostra proposta di servizi professionali con una nuova dimensione: quella della sostenibilità.

Con la dovuta gradualità abbandonerete i servizi commodities (low cost e senza valore aggiunto percepito dal cliente) poiché questi sono destinati a scomparire o perlomeno essere drasticamente ridimensionati a causa del progresso tecnologico (es. assistenza contabile e dichiarativa). Il mio personale invito è quello di focalizzarsi sui servizi consulenziali a valore aggiunto che rappresentano un plus per il cliente e inquadrare operazioni complesse (di cui magari vi occupavate anche prima) con un’ottica migliore e diversa.

Diventerete professionisti migliori e, soprattutto, esseri umani migliori.

Sei un professionista interessato a capire meglio la consulenza ESG e il modo di proporla ai tuoi clienti?

Contattaci qui 

Alessandro Vianello _

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