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LA GESTIONE DEI RIFIUTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE COME ELEMENTO CHIAVE DELLEDILIZIA CIRCOLARE

Le attività da costruzione e demolizione (C&D), come è noto, rientrano tra le attività che generano rifiuti per i quali è espressa- mente vietato l’abbandono.

I rifiuti da costruzione e demolizione, peraltro, costituiscono il maggior volume di rifiuti prodotto in Europa, determinando un significativo impatto ambientale oltre che in ter- mini di salute.

La problematica legata alla gestione di questa tipologia di rifiuti è divenuta improvvisa- mente preponderante anche in considerazione dell’utilizzo dei bonus edilizi che hanno incentivato il moltiplicarsi dei cantieri edili.

Il quadro normativo di riferimento

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 116/2020 – attraverso la modifica della parte IV del Codice ambientale (D.Lgs. n. 152/2006) – si è proceduto ad una vera e propria rivoluzione nel settore della gestione dei rifiuti che diventano ora una risorsa da valorizzare mediante il coinvolgimento anche della responsabilità finanziaria del produttore del bene.

Tra le novità introdotte dal D.Lgs. n. 116/2020, all’art. 183, lett. b-quater, del D.Lgs. n. 152/2006, viene espressamente introdotta la definizione di “rifiuti da costruzione e demolizione” che, ovviamente, sono definiti come “i rifiuti prodotti dalle attività di costruzione e demolizione”; tali rifiuti appartengono prevalentemente ad una categoria merceologica specifica che, secondo la classificazione della Commissione 2000/532/CE del 3 m

aggio 2000, corrisponde ai rifiuti appartenenti al capi- tolo CER 17 (tra i principali si annoverano: cemento; ferro e acciaio etc).

Inoltre, il rinnovato art. 184, comma 3, lett. b, del Codice dell’ambiente, fermo restando il concetto di sottoprodotto (art. 184-bis), colloca i rifiuti prodotti dalle attività di C&D, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, tra i rifiuti speciali. Da detta categoria sono espressamente esclusi i rifiuti urbani.

La gestione dei rifiuti diventa così un elemento chiave dell’edilizia circolare perché permette di chiudere il cerchio e, recuperando, riciclando, riutilizzando quei materiali di scarto del processo edilizio dovuti alle fasi di costruzione e demolizione, li reimmette nel circuito, evitando così di estrarre nuove risorse vergini.

Il soggetto che è chiamato ad individuare le norme di riferimento della gestione dei rifiuti si trova spesso disorientato a causa delle molteplici norme che il nostro ordinamento ha dedicato e prodotto per disciplinare la gestione dei rifiuti; la galassia si espande se si pensa, poi, alla normativa comunitaria in materia. Il percorso da seguire, tuttavia, è suddivisibile in due tappe fondamentali:

  • individuazione della tipologia di rifiuto da trattare (oltre alla normativa quadro costituita dalla Parte IV del cod. amb. (titoli da I a V) vi sono diverse normative speciali: RAEE, oli usati etc.);
  • l’individuazione dell’esatta collocazione “cronologica” della fattispecie di cui oc- corre l’inquadramento normativo. Come è noto, infatti, la gestione dei rifiuti prevede delle fasi specifiche (produzione, raccolta, trasporto, gestione) e per ognuna di queste esiste un apposito corpus normativo che regola diritti e doveri dei soggetti coinvolti in relazione anche al grado di “vicinanza” al rifiuto.

In particolare, per quel che riguarda i rifiuti da C&D, tra le novità introdotte con il cita- to D.Lgs. n. 116/2020, l’art. 185-bis, comma 1, lett. c) specifica che, in tema di raggruppamento dei rifiuti ai fini del trasporto degli stessi in un impianto di recupero o smaltimento, per i “rifiuti da costruzione e demolizione. il deposito preliminare alla raccolta può essere effettuato presso le aree di pertinenza dei punti di vendita dei relativi prodotti”. Lo spostamento di questa tipologia di rifiuti nel deposito temporaneo, tuttavia, deve avvenire senza miscelazione.

Il nuovo art. 198-bis, invece, prevede l’introduzione di un Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti (PNGR).

Il ciclo di vita dei prodotti

Tuttavia, per passare a un’economia circo- lare, è necessaria un’azione che vada oltre la gestione dei rifiuti e un migliore riciclaggio, poiché devono essere coinvolte tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti:

  1. la prevenzione della generazione di C&D,
  2. la riduzione delle sostanze pericolose nei C&D,
  3. il recupero di almeno il 70 per cento dei C&D generati entro il 2020,
  4. la riduzione delle emissioni di gas serra derivanti dalla gestione di C&D.

L’edilizia circolare, come detto, diventa uno strumento chiave a servizio dell’economia circolare. Le modifiche apportate all’art. 205 del D.Lgs. n. 152/2006 (“Mi- sure per incrementare la raccolta differenziata”) infatti, promuovono, previa consultazione con le associazioni di categoria, la demolizione selettiva, strumento attraverso il quale si consente la rimozione e il trattamento sicuro delle sostanze pericolose e la facilitazione così del riutilizzo e riciclaggio di alta qualità, di quanto residua dalle attività di costruzione e demolizione tramite la rimozione selettiva dei materiali. Tale pratica consente l’istaurazione di un sistema virtuoso volto a garantire l’istitu- zione di sistemi di selezione dei rifiuti da costruzione e demolizione. La demolizione selettiva, infatti, consiste nella separa- zione, in fase di demolizione dell’edificio, dei diversi materiali. Ogni diverso mate- riale va poi accatastato separatamente e, quindi, avviato ad un processo di recupero, che può essere riciclo o riuso.

La progettazione dell’intervento di decostruzione, poi, consiste in prima ana- lisi nella identificazione delle modalità di smantellamento e di separazione dei materiali che andranno a costituire un database quale elenco organico dei materiali, in termini qualitativi e quantitativi, includendo anche le schede di sicurezza dei prodotti e dei materiali utilizzati, che saranno oggetto di riuso, riciclo o smalti- mento (cfr. UNI/PdR/75:2020 Linea guida per la decostruzione selettiva e il recupero dei rifiuti in un’ottica di economia circola- re; linee guida SNPA del 2016).

Conclusioni

L’utilizzo di aggregati riciclati, in alternativa a quelli naturali, comporta innegabilmente dei vantaggi economici ed ambientali che potrebbero apportare un significativo contributo non solo nella creazione di un’economia circolare ma anche nella promozione di un’architettura sostenibile ovvero per soddisfare i requisiti già previsti dagli “appalti verdi”.

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Testo integrale di E. Tasca, “La gestione dei rifiuti da Costruzione e Demolizione è elemento chiave dell’edilizia circolare

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